LONG COVID, Pubblicata la Guida per datori di lavoro e lavoratori della EU-OSHA

Il Long Covid è una sindrome post-virale che può debilitare una persona sotto molti aspetti anche per diverse settimane dopo la negativizzazione, e cioè dopo la guarigione e la conseguente eliminazione del virus dall’organismo.

La malattia acuta da coronavirus (COVID-19) continua a sopraffare i sistemi sanitari ed è responsabile di una mortalità significativa contando oltre 6 milioni di morti in tutto il mondo al giungo 2022. Di uguale e urgente preoccupazione sono i sintomi di Covid-19 che persistono oltre l’insorgenza dell’infezione, chiamati sindrome da long-covid. Queste caratteristiche sono state identificate nei pazienti, indipendentemente dalla gravità acuta del covid-19 e nella letteratura scientifica, diversi studi, hanno documentato sintomi residui che continuano (o si sviluppano) nelle 4-12 settimane dopo l’insorgenza della malattia da Covid-19.

Le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) definiscono la sindrome post-COVID-19 come “segni e sintomi che si sviluppano durante o dopo l’infezione da Sars-Cov-2” che possono persistere per più di 120 giorni (4 mesi) e non vengono spiegati da una diagnosi effettiva”.

LONG COVID SINTOMI PRINCIPALI

La possibilità che i sintomi durino nel tempo non sembra essere collegata alla gravità della patologia. Accade infatti che persone che hanno avuto una forma lieve di Covid-19 possano sviluppare problemi a lungo termine. In generale, le donne al disotto dei 60 anni di età sembrano avere il doppio delle probabilità di manifestare la sindrome da long covid rispetto agli uomini, successivamente il livello di rischio diventa simile tra i due sessi.

Le condizioni post-Covid potrebbero non interessare tutti allo stesso modo, le persone con condizioni post-Covid possono avere problemi di salute dovuti a diversi tipi e combinazioni di sintomi che si verificano in periodi di tempo diversi. I sintomi della maggior parte dei pazienti migliorano lentamente con il tempo.

Le persone che sperimentano la sindrome da long-Covid segnalano diversi sintomi, i più comuni sono:

  • Sintomi generali: come stanchezza o affaticamento che interferisce con la vita quotidiana e che peggiorano dopo uno sforzo fisico o mentale (noto anche come “malessere post-sforzo”);
  • Sintomi respiratori e cardiaci: come difficoltà di respirazione o mancanza di respiro, tosse, dolore al petto e palpitazioni
  • Sintomi neurologici: soprattutto difficoltà di pensiero e/o di concentrazione (a volte indicata come “nebbia cerebrale”), mal di testa, insonnia, vertigini, mancanza di gusto o olfatto, crisi di ansia e depressione e diversi altri sintomi.

Le valutazioni cliniche ed i risultati degli esami del sangue, delle radiografie del torace e degli elettrocardiogrammi possono essere normali, tanto che le persone con questi sintomi inspiegabili possono essere fraintese dal medico, il che può richiedere loro molto tempo per ottenere una diagnosi e ricevere cure o trattamenti adeguati.

Sebbene la ripresa dal COVID-19 possa essere lenta, molte persone migliorano col tempo e anche i trattamenti dovrebbero migliorare man mano che si acquisiscono nuove conoscenze. Il rientro al lavoro fa parte del processo di guarigione, anche se come consigliato da l’agenzia europea per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro (EU-OSHA), dovrebbe essere flessibile o a orari ridotti e “ritmo tranquillo” per i primi mesi.

COVID E LAVORO

Proprio per queste problematiche i Datori di lavoro sono chiamati, da un lato, a rivedere l’organizzazione del lavoro e, dall’altro, prevedere forme concrete di sostegno ai soggetti interessati, soprattutto sul piano sanitario.

Per agevolare il reinserimento del lavoro l’agenzia europea per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato un documento dal titolo “Infezione da Covid-19 e Long Covid – Guida per i dirigenti e per i lavoratori”, con l’obbiettivo di definire le soluzioni migliori per gestire il rientro al lavoro dei lavoratori colpiti dal Covid-19.

La guida rivolta ai dirigenti ed al datore di lavoro consiglia di adottare una serie di azioni lungo l’arco di 5 fasi temporali, partendo dal periodo iniziale di assenza del lavoratore, fino al suo rientro ed alla gestione dei primi momenti. In sintesi, EU-OSHA ha organizzato così il piano:

  • Fase 1: Rimanere in contatto con il lavoratore anche durante la sua assenza, concedendo il tempo per riposare e riprendersi e analizzare le sue intenzioni per quanto riguarda programmi di riabilitazione, affiancamento ecc.;
  • Fase 2: Preparare il ritorno del lavoratore consultando il servizio di prevenzione e protezione ed il medico competente su come adeguare il luogo di lavoro per renderlo agevole, cercando di pensare a come la persona potrebbe sentirsi, a cosa potrebbe preoccuparla e a quali potrebbero essere le sue priorità;
  • Fase 3: Programmare un colloquio di rientro al lavoro, per comprendere come lapatologia potrebbe influire sul lavoro;
  • Fase 4: Fornire sostegno nei primi giorni successivi al rientro al lavoro,programmando contatti periodici per parlare di come il lavoratore sta gestendo salute e aggiornarlo in merito a qualsiasi modifica apportata alle modalità di lavoro, cambiamenti aziendali recenti, ecc.;
  • Fase 5: Fornire sostegno costante e riesaminare la situazione periodicamente.

Sono diverse le possibili modifiche che possono facilitare ai lavoratori che rientrano la gestione della salute e del lavoro, concretamente il datore di lavoro può introdurre iniziative molto semplici, come ad esempio:

  • Modifica dei tempi e delle ore di lavoro (ad esempio giornate più brevi, giornate di riposo tra giorni lavorativi, etc.);
  • Modifica dell’organizzazione del lavoro (modificare i ritmi di lavoro, aggiungendo se necessario delle pause,
  • Valutare la possibilità di sospendere i turni di lavoro serali o mattutini e/o il turno notturno, in modo che la persona lavori nelle ore in cui si sente meglio;
  • Rimodulazione temporanea delle funzioni o dei compiti (funzioni modificate);
  • Prestare sostegno, ad esempio facendo eseguire il lavoro in compagnia di altri colleghi e/o smart working (quando possibile);
  • Messa a disposizione di strumenti tecnico-organizzativi di sostegno: supporto psicologico da parte di personale qualificato; congedi per le visite mediche;
  • Effettuazione di verifiche regolari per controllare la variabilità e durabilità dei sintomi.

Gli indirizzi dell’agenzia europea evidenziando quanto sia determinante il contributo fornito dal medico del lavoro nel processo di reinserimento; e quanto sia importante il servizio di prevenzione e protezione nell’assicurare al lavoratore la possibilità di poter recuperare il proprio benessere fisico e mentale.

La stessa EU-OSHA, consiglia l’istituzione di una sorveglianza sanitaria anche per i lavoratori che non hanno avuto la necessità di un’ospedalizzazione da Covid-19, così da valutare l’idoneità fisica e la necessità di eventuali prescrizioni, elaborando, se necessario un piano personalizzato di ripresa e riabilitazione.

Il medico del lavoro deve fornire un supporto specialistico all’azienda così da affrontare e organizzare una ripresa graduale del lavoro, valutando la compatibilità delle condizioni psico-fisiche del lavoratore in relazione ai compiti che è chiamato a svolgere.

Tutti i lavoratori hanno bisogno di un supporto che deve necessariamente tenere conto oltre che delle situazioni personali dei sintomi, della mansione svolta e del contesto lavorativo.

Un elemento chiave presente in tutte le fasi indicate nella guida è rappresentato dalla comunicazione, è importante che datore di lavoro e dirigenti siano presenti per sostenere il lavoratore, prestando ascolto e intervento quando possibile. È pertanto necessario rivedere i flussi comunicativi tra le diverse classi di lavoratori, in modo da individuare le aree di miglioramento e sviluppo.