Per affrontare l’argomento e comprendere la diffusione di azioni o campagne di donazioni alimentari, dobbiamo prima esaminare i numeri relativi allo spreco. Secondo la FAO, ogni anno nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vanno sprecate, per un valore di oltre 2000 miliardi di euro. Ciò significa che 1/3 della produzione mondiale di cibo finisce nella spazzatura. Solo in Italia, in particolare, ogni anno circa 5,1 milione di tonnellate di cibo diventa spreco alimentare, per un valore di circa 12,6 miliardi di euro (circa il 15,4% degli alimenti annualmente consumati).
Gli sprechi riguardano l’intera filiera e nello specifico: il 57% delle eccedenze alimentari viene generato dalle industrie (settore primario, settore della trasformazione e distribuzione, ristorazione) e il restante 43 % dai consumatori.
Secondo il WWF, più di un terzo del cibo prodotto per consumo umano e animali (mangimi) viene perso o sprecato, il che equivale a circa 2.5 miliardi di tonnellate, ciò significa che sprechiamo circa 79 tonnellate di cibo al secondo (Fonte: WWF, 2021). In Italia in media si sprecano 7.8 milioni di tonnellate l’anno (130 Kg pro capite).
Donazioni alimentari, la normativa italiana
In Italia, la legge 166/2016, meglio conosciuta come legge Gadda, regolamenta e semplifica la donazione dei prodotti non solo alimentari ma anche farmaceutici, che verrebbero sprecati se non recuperati ed utilizzati da chi ne ha più bisogno. La legge Gadda permette alla filiera produttiva (produttori, distributori e commercianti) di avere delle agevolazioni fiscali e di abbattere la burocrazia. Inoltre, agendo sul fronte dell’educazione agisce sul consumatore finale, incentivando la diffusione di buone pratiche, come ad esempio la “dog bag o la family bag”.
La legge rende possibile la donazione di diversi prodotti alimentari, ad esempio anche i prodotti il cui termine minimo di conservazione (TMC) è stato superato, a condizione che siano stati conservati alle corrette temperature, abbiano le confezioni integre, e siano privi segni di deterioramento evidenti.
Il diffondersi di buone pratiche di consumo e di strumenti di economia circolare possono limitare gli sprechi. Le imprese della grande distribuzione organizzata si stanno impegnando proprio in questa direzione, riducendo l’impatto ambientale, economico e sociale nel presente per offrire alle generazioni future un sistema alimentare più sostenibile, circolare e con sprechi ridotti.
Donazioni alimentari e sicurezza
Favorire le donazioni alimentari è un mezzo per evitare gli sprechi ma può essere un obiettivo complesso da conseguire dal punto di vista della sicurezza alimentare. In ragione del coinvolgimento di soggetti aggiuntivi, come ad esempio banche alimentari e altre organizzazioni di beneficenza e perché gli alimenti ridistribuiti possono essere vicini alla data di scadenza.
A tal proposito il Ministero della salute nel 2015 ha validato un manuale contenente buone prassi operative per il recupero e la distribuzione delle eccedenze alimentari, conforme alla normativa che regola il settore della Sicurezza Alimentare, il Regolamento CE n. 852/2004.
Gli alimenti con il TMC superato sono suddivisi in 16 categorie di prodotto e per ciascuna viene indicato l’intervallo di consumo consigliato.
Anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nel 2017 (per macellerie, negozi di generi alimentari, panetterie, pescherie e gelaterie) e nel 2018 (per supermercati e ristoranti compresi pub e servizi di ristorazione collettiva) ha sviluppato un modello di gestione della sicurezza alimentare, il Food Safety Management System (FSMS), che consente ai piccoli commercianti di donare prodotti alimentari garantendo la sicurezza dei prodotti alimentari.
Diverse sono le modalità con cui creare una rete di scambio tra commerciante e consumatore finale, e diverse applicazioni tecnologiche rendono possibile questo scambio. Inoltre, sono sempre più numerose le iniziative da parte della grande distribuzione organizzata per combattere gli sprechi; come, ad esempio, il ribasso dei prezzi dei prodotti alimentari in determinate fasce orarie e le scontistiche applicate ai prodotti vicini alla data di scadenza.
Il dimezzamento, entro i prossimi dieci anni, dello spreco alimentare pro capite e la riduzione delle perdite di cibo lungo tutta la filiera, rientrano negli obiettivi dell’agenda 2030 dell’Onu.
Per tale motivo tutti gli attori della filiera alimentare, inclusi i consumatori, devono essere soggetti attivi, applicando e implementando quanto previsto dalle normative e linee guida di settore, in un approccio win-win nel quale sia chi dona che chi riceve vince, compreso l’ambiente.
