VAIOLO DELLE SCIMMIE: COSA C’È DA SAPERE

Il vaiolo delle scimmie è una malattia zoonotica, ovvero un’infezione che può essere trasmessa tra animali e uomo, causata dalla stessa famiglia del vaiolo (monkeypox virus). Esistono due distinti gruppi genetici del virus del vaiolo delle scimmie: quello dell’Africa centrale (bacino del Congo o Congo Basin clade) e quello dell’Africa occidentale (West African clade). Il primo è associato a quadri clinici più gravi.

Il virus provoca negli esseri umani una malattia simile al vaiolo, una malattia altamente contagiosa causata dal orthopoxvirus. I soggetti colpiti presentano febbre, cefalea, lombalgia ed eruzione cutanea, a volte con grave dolore addominale, e si sentono molto male. La diagnosi è confermata quando il virus viene identificato in un campione prelevato dall’eruzione cutanea.

VAIOLO DELLE SCIMMIE, STORIA E ORIGINE

Il nome monkeypox deriva dalla scoperta iniziale del virus nelle scimmie, in un laboratorio danese nel 1958. Il primo caso nell’uomo è stato diagnosticato nel 1970 in un bambino di 9 mesi nello Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo). Da quel momento, il vaiolo delle scimmie è diventato endemico in Congo e si è diffuso in altri paesi africani, principalmente nell’Africa centrale e occidentale. 

Il vaiolo delle scimmie non è stato segnalato al di fuori dell’Africa fino al 2003, quando un focolaio di 47 casi confermati si è verificato negli Stati Uniti in seguito all’esposizione a cani randagi infetti, che avevano acquisito il virus da animali esotici importati dal Ghana. Negli ultimi anni, ci sono stati diversi casi di vaiolo delle scimmie associati ai viaggi, tutti a seguito di esposizioni in Nigeria. 

La circolazione dell’infezione è probabilmente mantenuta attraverso diversi mammiferi tra i quali i primati, con occasionali eventi di trasmissione all’uomo attraverso il morso o il contatto diretto con il sangue, la carne, i fluidi corporei o le lesioni cutanee/mucose degli animali infetti.

Al 23 maggio 2022, erano stati segnalati 68 casi confermati in otto Stati membri dell’Unione Europea e almeno altri 42 casi sospetti sono in fase di indagine. Non si sono verificati decessi nei recenti casi di infezione. Il 20 maggio, l’Italia ha segnalato un caso, poi confermato, di monkeypox virus in un uomo che aveva viaggiato in Spagna. Il 21 maggio sono stati segnalati altri due casi poi confermati. Ed al 24 maggio risultano 5 casi confermati in Italia.

VAIOLO DELLE SCIMMIE, TRASMISSIONE E MALATTIA

La trasmissione interumana avviene attraverso il contatto con materiale infetto proveniente dalle lesioni cutanee di una persona infetta, attraverso droplet in caso di contatto prolungato, nonché a seguito del contatto di cute o mucosa con lesioni esantematiche aperte, tramite oggetti contaminati o indumenti. La trasmissione attraverso il contatto con la pelle intatta è meno probabile, ma non può essere esclusa. La probabilità di diffusione del virus attraverso attività sessuali è considerata alta.

Il periodo di incubazione è solitamente compreso tra 6 e 13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni. La malattia è spesso autolimitante e i sintomi si risolvono spontaneamente entro 2-4 settimane. La manifestazione clinica può essere grave in alcuni individui, come i bambini o le persone immunodepresse.

La malattia spesso inizia con una combinazione di febbre, mialgia, astenia e cefalea. Solitamente, entro tre giorni dalla comparsa delle manifestazioni morbose aspecifiche, dal sito dell’infezione primaria inizia un’eruzione maculo papulare che tende a diffondersi rapidamente ad altre parti del corpo, ma questa non è la regola. Infatti, nell’attuale focolaio, la distribuzione è atipica, sono maggiormente presenti lesioni genitali, e le lesioni cutanee non seguono una distribuzione precisa, manifestandosi contemporaneamente lesioni di diverse entità.

Il tasso di letalità del monkepox virus varia dallo 0% all’11% nei focolai in aree endemiche, con una mortalità che colpisce soprattutto i bambini piccoli.

Attualmente, si conosce poco sulle specie animali che potrebbero fungere da ospite per il virus del vaiolo delle scimmie. Tuttavia, si sospetta che i roditori, specialmente gli scoiattoli, siano ospiti idonei, più dell’uomo. La trasmissione dall’uomo agli animali è quindi teoricamente possibile.

Un salto di specie come questo potrebbe portare il virus a stabilirsi nella fauna selvatica europea e la malattia potrebbe diventare una zoonosi endemica (fonte Ministero della Salute).

VAIOLO, LA PREVENZIONE

I poxvirus mostrano una straordinaria resistenza all’essiccazione e una maggiore tolleranza alla temperatura e al pH rispetto ad altri virus. Queste caratteristiche hanno un forte impatto sulla loro persistenza ambientale: i materiali provenienti da pazienti infetti (ad esempio, croste cutanee) o fomiti (biancheria o lenzuola) rimangono infettivi per lungo tempo.

Nonostante queste caratteristiche, i poxvirus sono sensibili ai comuni disinfettanti, sebbene possano essere meno sensibili ai disinfettanti organici rispetto ad altri virus capsulati. Occorre prestare particolare attenzione alle superfici e ai servizi igienici toccati di frequente. Gli indumenti e la biancheria contaminati devono essere raccolti e lavati a cicli di 60°C.

Per la pulizia è consigliabile utilizzare attrezzature monouso, se non sono i panni e le spugne devono essere posti in una soluzione disinfettante efficace contro i virus o in ipoclorito di sodio allo 0,1%. Gli operatori sanitari e le persone a stretto contatto che si prendono cura dei pazienti con sospetto o accertato vaiolo delle scimmie devono avere precauzioni standard, da contatto e droplet, come ad esempio il rigoroso rispetto dell’igiene delle mani, la manipolazione appropriata delle apparecchiature mediche contaminate, il bucato, i rifiuti e la pulizia e disinfezione delle superfici ambientali.

I dispositivi di protezione individuale (DPI) consigliati includono guanti, camice, mascherina FFP2 e protezione per gli occhi (occhiali o visiera).

VAIOLO, VACCINO

L’immunità coincidente al virus del vaiolo delle scimmie era stata precedentemente ottenuta con la vaccinazione contro il vaiolo classico; tuttavia, l’eradicazione del vaiolo e la conseguente scomparsa della vaccinazione obbligatoria hanno aperto la strada all’acquisizione di rilevanza clinica del vaiolo delle scimmie. Inoltre, poiché la maggior parte dei casi di vaiolo delle scimmie si verifica nell’Africa rurale, la sospetta sottostima può tradursi in una sottovalutazione della potenziale minaccia di questo patogeno.

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