La Workplace Innovation può essere definita come l’insieme di interventi nell’ambito di un’organizzazione del lavoro che riguardano la gestione delle risorse umane in relazione all’implementazione di tecnologie abilitanti.
Ovvero le tecnologie ad alta intensità di conoscenza, ricerca e sviluppo che mediante consistenti spese di investimento conducono a cicli di innovazione molto rapidi, richiedendo profili di lavoratori altamente qualificati.
Alcuni esempi di tecnologie abilitanti sono: i robot collaborativi, la manifattura additiva, la realtà aumentata, le tecniche di simulazione, le integrazioni digitali, i sistemi di industrial internet, cloud, cybersecurity e big data – analytics.
Ad oggi, fondamentali perché aumentano il valore della catena del sistema produttivo e hanno la capacità di innovare i processi, i prodotti e i servizi in tutti i settori economici dell’attività umana.
In tale contesto la Workplace Innovation non si configura solo come un processo economico aziendale ma soprattutto come un processo sociale e partecipativo che tende a ridisegnare l’organizzazione del lavoro e della vita lavorativa, combinando aspetti umani, organizzativi e tecnologici, e conseguendo così un cambiamento delle performance organizzative e della qualità della vita lavorativa.
Come evidenziato nella comunicazione della Commissione europea EU Strategic Framework on Health and Safety at work 2014-2020, i rischi derivanti dalle nuove tecnologie possono essere annoverati tra le sfide più importanti della contemporaneità in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro.
In particolare, i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori derivanti dall’innovazione digitale possono riguardare:
- Inadeguatezza e correlato rischio della sostituzione dei lavoratori privi delle competenze necessarie per l’utilizzo degli ICT Information and Communication Technologies e per affrontare i cambiamenti nel mondo del lavoro;
- Opacità degli algoritmi e delle interfacce uomo – macchina;
- Alterazione del ritmo di lavoro e conseguente aumento dello stress lavoro correlato, in particolare a seguito dell’impatto di un maggiore monitoraggio dei lavoratori reso possibile dai progressi e dalla crescente ubiquità degli ICT indossabili;
- Rischi di cybersecurity dovuti ad un aumento dell’interconnessione di cose e persone e perdita di controllo dei lavoratori sui propri dati;
- Rischi di natura ergonomica dovuti al crescente utilizzo di strumenti tecnologici, in particolar modo in luoghi esterni all’ufficio e/o non adeguatamente attrezzati.
Un’azienda che sceglie di investire in tecnologie che possono modificare tempi, modalità e ritmi di lavoro, non può prescindere nell’aggiornamento della formazione e delle competenze dei propri lavoratori, anche e soprattutto relative alla salute e sicurezza sul lavoro, a supporto dell’innovazione. In particolare, la formazione nel contesto della Workplace Innovation deve prevedere una integrazione tra skill di natura tecnologica e soft skill quali: pensiero critico, creatività e intelligenza emotiva, capacità di leadership e gestione del cambiamento. Questo approccio può tradursi in un percorso di formazione che preveda una cooperazione e partecipazione attiva dei lavoratori, al fine di rendere l’esperienza formativa maggiormente coinvolgente e quindi significativa. Il concetto di coinvolgimento delle persone (engagement) è rilevante, in quanto rappresenta uno dei fattori che maggiormente influenzano la produttività e il benessere nei luoghi di lavoro. I lavoratori “engaged” emotivamente focalizzati sulla creazione quotidiana di valore per la propria organizzazione, permettono alle loro aziende di realizzare performance superiori. La formazione per risultare significativa ed efficace deve creare un coinvolgimento nei partecipanti, con un apprendimento collegato all’esperienza acquisita. Di conseguenza viene suggerito l’utilizzo di strategie didattiche attive e interattive ad esempio: cicli di apprendimento esperienziale, technology enhanced active learning, problem based learning, flipped classroom e molti altri.
Più nel complesso si sta sviluppando una nuova disciplina “l’ingegneria della relisilienza” volta a gestire la “safety II” nei sistemi sociotecnici, ingegnerizzando la sua controparte, cioè la resilienza. Un nuovo approccio che considerate le numerose interazioni non lineari tra le parti del sistema analizza unitamente tutti gli aspetti tecnici, tecnologici, e sociali di un sistema evidenziando la complementarità tra lavoratori e macchine.
