Nelle ultime settimane, ha fatto discutere l’adozione di un provvedimento nazionale che vieta la produzione e commercializzazione di cibi sintetici nel nostro paese. Nello specifico il disegno di legge presentato nel Consiglio dei ministri lo scorso 28 marzo dal ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, vieta agli operatori del settore agroalimentare e della mangimistica di impiegare, vendere, importate, produrre per esportale e somministrare alimenti, bevande e mangimi, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati.
Le sanzioni per chi trasgredisce il provvedimento, sono importanti, con multe da 10 a 60mila euro, fino al 10 per cento del fatturato totale annuo dell’azienda.
Ma partendo dalle definizioni e dai requisiti normativi, che un alimento idoneo al consumo umano deve rispettare, capiamo insieme quali rischi e quali opportunità rappresentano i cibi sintetici.

Cibi sentitici: cosa sono?
Il cibo sintetico, conosciuto anche come cibo artificiale, e talvolta “cibo in provetta” è un tipo di alimento destinato al consumo umano o animale che non viene prodotto naturalmente attraverso l’agricoltura o l’allevamento animale, ma viene invece creato artificialmente in laboratorio. A livello mondiale le prime sperimentazioni si sono svolte sui prodotti a base di carne, la Upside Foods, fondata nel 2015 a Berkeley in California, è la prima azienda al mondo che ha prodotto carne in provetta, in particolare “pollame” e “frutti di mare” sintetici. Arrivando a inaugurare nel 2021, un impianto di produzione su larga scala a Emeryville, in California.
Di conseguenza il cibo sintetico maggiormente prodotto e commercializzato è proprio la carne coltivata in laboratorio a partire da cellule staminali estratte da cellule di animali vivi o da carne fresca e fatte sviluppare in bioreattori. Segue anche il latte sintetico, prodotto da processi fermentativi studiati ad hoc, mediante l’utilizzo di lieviti e geni delle proteine del latte.
Piccola precisazione: la carne e i cibi sintetici non devono essere confusi con la carne vegetale industriale e con i prodotti plant-based che sono a base di verdure e legumi e con i cibi ultraprocessati, ossia alimenti confezionati e pronti per essere riscaldati o consumati direttamente, frutto di ripetute lavorazioni industriali.
Cibi sintetici: quali opportunità e rischi?
Partiamo dalle opportunità, la carne sintetica rappresenta un’alternativa alla produzione di carne tradizionale, il che in termini di impatto ambientale rappresenta un minor sfruttamento delle risorse naturali: quali acqua, suolo e soprattutto animali di allevamento. Nonché vantaggi rappresentanti dalle minori emissioni di gas serra e dal minor consumo di energia elettrica.
La carne sintetica è quindi acclamata da una parte del mondo scientifico, ambientalista e vegetariano come la chiave per una produzione sostenibile senza dover rinunciare al gusto di una bistecca, una ribs di maiale e così via.
Di visione opposta invece le confederazioni di agricoltori, alcuni paesi dell’unione europea e una parte del mondo scientifico che considera invece i cibi sintetici non idonei per il consumo umano e animale, quindi pericoli per la salute.
La normativa di riferimento
Nell’Unione europea il cibo sintetico rientra nei cosiddetti novel food – ne avevamo già parlato in uno nostro articolo- ovvero i “nuovi alimenti” che vengono immessi per la prima volta sul mercato. Ai sensi della normativa europea qualsiasi cibo che non sia stato consumato “in modo rilevante” prima del 15 maggio 1997 è da considerarsi nuovo alimento e per essere autorizzato al consumo umano necessita di un’autorizzazione da parte dell’EFSA Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Le valutazioni scientifiche dell’EFSA rappresentano il riferimento principale degli enti decisionali europei e nazionali che autorizzano tali prodotti sul mercato europeo.
Sulla base delle evidenze scientifiche attuali il nostro paese boccia, al meno per il momento, i cibi sintetici. La norma parte da alcune considerazioni di natura sanitaria sulla base del diritto di precauzione previsto dall’Unione europea quando non si ha certezza degli effetti sulla salute di alcuni prodotti, con l’obiettivo di tutelare la salute, la produzione, l’ambiente e un modo di vivere che connette la produzione del cibo nel rapporto tra uomo, lavoro, territorio e allevamento.
